Lecce, uno scrigno d'arte

anfiteatro lecceScopri una delle più belle città del sud Italia in tutto il suo fascino. Da sempre crocevia di popoli e culture, in Lecce si intrecciano le maglie della Storia, ben visibili attraverso le meraviglie artistiche di ogni epoca mirabilmente conservatesi. Come in una macchina del tempo, visiteremo la città per ogni cultura storica attestatasi. L’impronta più antica è certamente ascrivibile alla cultura messapica, con l’antico Ipogeo Palmieri, di carattere funerario. Ammireremo quindi l’antica Lupiae romana visitando l’anfiteatro e il teatro, entrambi di età augustea.

 

OlivetaniCi aggireremo nei freschi e misteriosi chiostri dell’Ex Monastero degli Olivetani, e della attigua Chiesa di S.S. Niccolò e Cataldo, punto d’incontro e fusione tra l’arte medievale e i rifacimenti barocchi. Osserveremo poi l’impronta data alla città dagli aragonesi, nella persona dell’imperatore Carlo V, che potenziò l’apparato militare difensivo della città con il Castello dagli imponenti bastioni a punta di lancia. All’Imperatore viene dedicato l’imponente Arco trionfale (oggi Porta Napoli).  Da Porta Napoli stessa, il nostro viaggio nella storia si immerge nella Lecce barocca del centro storico, con le sue splendide residenze signorili dai magnifici portali, ma soprattutto con le chiese. La Chiesa di S. Giovanni Battista, dalle tipiche colonne tortili in facciata, è celata poco dietro l’elegante Porta Rudiae. Passeggiando nelle stradine, caratteristici scorci appaiono dietro ogni angolo, come quello dell’Ex Convento di Sant’Anna, ombreggiato da un enorme albero monumentale.

 

Veduta notturna di Piazza Duomo.

Veduta notturna di Piazza Duomo.

 

Il salotto barocco di Piazza Duomo ci si aprirà dinanzi in tutta la sua maestosità, sormontato dall’altissimo campanile. Seguendo la via, si incontra l’Ex Convento dei Teatini e l’austera Chiesa di Sant’Irene, ex patrona della città. Si giunge quindi nella centralissima Piazza Sant’Oronzo, vegliata dalla statua del santo patrono su di un alta colonna romana dall’intrigante storia. Nei pressi della piazza, ammireremo la particolarissima Chiesa di San Matteo, dalla facciata curvilinea di tipico impianto borrominiano.

 

 

 

Facciata della Basilica di Santa Croce.

Facciata della Basilica di Santa Croce.

La Basilica di Santa Croce, magnifica tanto da togliere il fiato, vi apparirà dinanzi quasi nascosta tra le viuzze del centro, in un apoteosi finale dell’arte barocca salentina, opulenta e sfarzosa nelle mille cesellature delle pietra leccese che solo il genio degli scalpellini del XVII secolo sapeva ottenere.

La lunga opera di progetto, finanziamento e costruzione durò quasi un secolo, e vide susseguirsi le migliori maestranze dell’epoca, e ovviamente i migliori mastri costruttori. La facciata della Basilica presenta la firma di quattro personalità di spicco. La parte inferiore e la cupola è opera di Gabriele Ricciardi, il primo mastro che ottenne la committenza, dal 1549 al 1582. Essa è la più austera, con le sue alte colonne addossate, il suo fregio di richiami classici e l’ enorme balconata abbellita da putti e  sostenuta da giganteschi telamoni ed animali scolpiti così mirabilmente nella pietra tanto da parer vivi.  La simbologia delle raffigurazioni si riconduce alla celebrazione della vittoria della Battaglia di Lepanto, (1571) le potenze occidentali cristiane che sconfiggono gli infedeli dell’Impero Ottomano che così tante scorrerie e devastazioni aveva portato al Salento nei tempi passati

 

 

 

La parte alta della facciata: il cornicione con i telamoni figurati ed il grandioso rosone,

La parte alta della facciata: il cornicione con i telamoni figurati sorreggono la balconata, sovrastata dal grandioso rosone.

Telamoni che reggono il peso della trabeazione sono appunto prigionieri ottomani, infedeli schiacciati dal peso della cristianità. Le figure animali, quali il dragone, il leone e il cane, alludono agli emblemi delle potenze occidentali cristiane.  La zona inferiore della facciata venne in seguito abbellita da tre portali decorati, opera di Francesco Antonio Zimbalo. Domina invece il secondo ordine della facciata il grande rosone, opera di Cesare Penna, di ispirazione romanica, con tre bassorilievi interni, affiancato da due colonne corinzie e impreziosito dai profili in foglie d’alloro e bacche. Qui l’occhio accorto del turista può scorgere il profilo del mastro Antonio Zimbalo, che operò il completamento della facciata e del fastigio coronato superiore assieme al Penna, scolpendo infine la data del 1646 al di sopra del rosone. Lateralmente a quest’ultimo, in due nicchie spiccano le statue di Papa Celestino V e di San Benedetto, mentre a chiudere il profilo del secondo ordine, due altre statue, rappresentanti la Fede e la Fortezza, richiamano i due valori cardini della spiritualità e del potere temporale.